A palle di neve


Cocaina, Film tv di Roberto Burchielli. Domenica nove dicembre, ore ventuno e trenta. Rai Tre.

Ma perché lo fanno?

La domanda percorre tutto il film documentario e trova risposta alla fine, in una sequenza che, a mio parere, ha il difetto di essere sfumata troppo in fretta.

Risposta apparentemente molto banale ma, a pensarci bene, molto significativa.

Perché non sappiamo più divertirci a giocare a palle di neve.

A tutte le età e in tutte le categorie.

Infatti l’uso della cocaina ha abbattuto tutte le barriere sociali. E’ la neve che promette effetti artificiali (come i fuochi) in un contesto di cambiamenti climatici decisamente preoccupanti.

Poco importa che molte delle morti improvvise possono essere causate dall’uso della Bamba. Morti per problemi cardiocircolatori.

Chi ne fa uso offre le risposte più ovvie. Noia, svago, cazzeggiamento. Anche sesso al massimo, pur sapendo che la cocaina spesso amplifica il desiderio, ma non realizza ciò che promette. Comunque tutti diventano amici.

Poco importa che dopo ti lascia quello stato depressivo che inquieta l’animo e il fisico.

Qualcuno la usa per reggere il lavoro a cottimo che riesce a racimolare la mattina presto alla periferia di una città provinciale, attraverso il padroncino o il caporale di turno.

Non si sente la fatica e la fame e così guadagni di più…

E quello che guadagni lo spendi nella cocaina. Quando ci riesci, qualche euro alla ex moglie.

Per fortuna ci sono i figli. Se non ci fossero loro, mica si riuscirebbe a fare una vita come questa. Capitolo chiuso e si ricomincia una vita che non solo non ha senso, ma che presto dovrà pur avere una svolta!

E giù a raccontarsela, incoscienti che il minimo di dignità sta proprio nel cercare di non ingannare se stessi.

Questo succede anche ai professionisti di alto rango, che purtroppo il film ha decisamente risparmiato. Forse loro fanno meno spettacolo nel procurarsela.

Da una parte il consumatore, dall’altra lo spacciatore. Un nero, con jeans, berretto in testa, telefonino all’orecchio, camminata dinoccolata. Dorme in una macchina abbandonata e vuole diventare come gli italiani che sono tutti miliardari. Eternamente felici o deliranti, come fanno vedere in tv.

In mezzo i poliziotti soddisfatti della loro scienza, che conoscono tutte le mosse dello spacciatore e del consumatore e che prima o poi arrivano e che si chiedono perché rischiare tanto e che sanno pure essere decisi e dialoganti nello stesso tempo.

Un film documentario interessante, che può indurre riflessioni sui rischi per la salute e per i rapporti sociali. Può far riflettere sul senso della vita che non si riesce trovare, su quel minimo di dignità che si deve pur mantenere, sulle cose semplici che si finisce per perdere nella ricerca delle cose complesse.

Dispiace che nella sua schematicità, il film finisca per dimenticare il grande spaccio e chi lo guida, e che tra i consumatori non si parli di quelli che non rischiano nulla perché diversamente protetti.

Un’assenza non insignificante proprio perché la cocaina di fatto ha rotto ogni barriera. Non è sufficiente metterlo in risalto con una battuta.

Purtroppo chi fa uso di bamba è così bravo a raccontarsela che potrebbe considerare questa mia osservazione critica come una giustificazione al suo continuare. Tanto la usano tutti e la trovi da tutte le parti!

Questo il motivo per cui avrei preferito che la sequenza delle persone che giocano a palle di neve fosse più lunga e coinvolgente. Neve vera per un divertimento sano.

Sandro Cominardi
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La Posizione del Governo Prodi

Ecco quanto proposto dal centro-sinistra come Programma di Governo 2006-2011 per quanto riguarda la droga. Si può notare da quanto segue che non è mai citata la cocaina come sostanza d’abuso, presente a questo livello unicamente nelle tabelle di riferimento ministeriali, ma forse strategicamente sempre ignorata dai più nelle dichiarazioni e nei commenti.

"Educare, prevenire, curare. Non incarcerare. Per le tossicodipendenze non servono né il carcere né i ricoveri coatti. Alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell’accoglienza sociale per la persona e le famiglie che vivono il dramma della droga, a partire dalla decriminalizzazione delle condotte legate al consumo (anche per fini terapeutici) e quindi dal superamento della normativa in vigore dal 1990. Occorre un reale contrasto dei traffici e la tolleranza zero verso i trafficanti. È necessario rilanciare il ruolo dei SerT e dei servizi territoriali che in questi cinque anni sono stati sistematicamente penalizzati dai tagli alla spesa sociale; senza imporre un unico modello e salvaguardando il pluralismo delle comunità terapeutiche, queste dovranno essere messe in rete con il servizio pubblico a cui spetta la diagnosi della dipendenza. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e perciò efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi. Il decreto legge del (precedente n.d.r) governo sulle tossicodipendenze deve essere abrogato".

Cannabis: raddoppia la dose

Innalzato da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis espresso in principio attivo che può essere detenuto per uso personale . In base al decreto ministeriale emanato da Livia Turco, i cittadini che saranno trovati in possesso di quantitativi sotto questo limite potranno essere oggetto solo di sanzioni amministrative. (Fonte Ansa). ''Con questo provvedimento - sottolinea il ministro - abbiamo operato al fine di una prima correzione amministrativa delle tabelle contenenti i valori massimi quantitativi delle sostanze stupefacenti per uso esclusivamente personale. Con ciò non si intende liberalizzare l'uso della cannabis ma, molto più responsabilmente, far rientrare tali comportamenti nocivi per la salute tra gli atti da prevenire e non da reprimere con pene che possono arrivare fino al carcere. Il problema della droga, e' bene sottolinearlo ancora una volta, sta nell'illegalità diffusa attorno al traffico e al commercio e non nel consumo individuale, contro il quale non servono ne' il carcere ne' i ricoveri coatti. La cosiddetta 'tolleranza zero' verso i consumatori - conclude il ministro - non e' infatti riuscita a scardinare il business della droga in nessuna parte del mondo, mentre la via giusta e' quella dell'accoglienza sociale per le persone e le famiglie che vivono il dramma della droga, decriminalizzando le condotte legate al consumo e concentrando il lavoro delle Forze dell'ordine e della Magistratura verso i veri criminali che sono i trafficanti e gli spacciatori'' (Fonte ASCA) 13.11.06

Legge: cambiare radicalmente l'impianto

Per Rosi Bindi, Ministro della famiglia, l’attuale legge sulla droga è da cambiare (assieme alla Bossi - Fini) “organicamente e definitivamente”. A qualcuno non venga in mente - ha detto riferendosi alle due leggi – “di poterle semplicemente 'ammorbidire' o modificarne alcuni pezzi, non sono leggi da modificare chirurgicamente, occorre cambiarne radicalmente l'impianto” (fonte ANSA).

Queste, essenzialmente, le "linee guida" della nuova legislazione sulle tossicodipendenze esposte dal Ministro Ferrero durante una audizione in commissione Sanità al Senato.

Il consumo personale di sostanze stupefacenti "continuerà a rimanere un illecito, ma darà luogo a sanzioni, solo qualora comporti azioni irresponsabili o pericolose verso terzi" (es. sanzioni per guida in stato di alterazione, il consumo di droga per via endovenosa in un luogo pubblico, l'abbandono di siringhe incustodite, il coinvolgimento attivo di minori nel consumo). In questi casi la nuova normativa prevedrà "un continuum di sanzioni, che vanno dalle multe alla perdita di punti della patente, al ritiro e così via". Pene più pesanti, invece, nel caso di "lesioni colpose" a terzi, causate da guida in stato di alterazione. Per i minori, ci sarà l'obbligo di segnalazione ai servizi e ai genitori. Verrà eliminata "la dose massima consentita (quella che, superata, definisce un indizio di spaccio N.d.A.) restituendo al giudice la discrezionalità di decidere caso per caso" e ripristinerà "la divisione in tabelle per le sostanze". In relazione alle pene, verrà previsto "un ampliamento di quelle alternative al carcere attraverso la sospensione del processo e il periodo di prova" ed un riequilibrio del sistema delle pene, prendendo a riferimento le medie Ue, "in modo da distinguere il piccolo spacciatore-consumatore dalle grandi organizzazioni mafiose di spaccio".

Verrà studiata "L'ipotesi di acquisto alla fonte dell'oppio afgano da parte dell'Organizzazione mondiale di sanità (O.M.S.) per fare morfina da utilizzare per le terapie anti-dolore". "Questa operazione chiuderebbe uno dei due principali canali di offerta di sostanze stupefacenti".

La certificazione dello stato di tossicodipendenza sarà "prerogativa esclusiva del servizio pubblico".
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Fatti che fanno pensare

Provo a mettere insieme un elenco di argomenti direttamente o indirettamente collegati ai temi del nostro sito. Tutti affrontati dalle pagine dei nostri giornali in questi ultimi due mesi.

Proposta della ministro Turco sulla sperimentazione della sale per iniezione sicura, dibattito su Rai due partendo dalle accuse a don Pierino Gelmini, articoli di Famiglia Cristiana sul tema delle comunità, articoli di Umberto Galimberti su Repubblica e, da ultimo, il nudo dell’anoressica di Toscani.

Cercare a tutti i costi un denominatore un denominatore comune non è per niente facile e probabilmente non ne vale la pena.

Forse potrebbe essere utile azzardare un insieme di riflessioni trasversali. Possono aiutare a non cadere nelle semplificazioni e nelle banalità, che sono parenti stretti della superficialità.

Voglio partire dal nudo dell’anoressica di Toscani.

Ho qua davanti a me quella riprodotta in doppia pagina sul giornale La Repubblica.

Annientamento drammatico di un bello possibile, con occhi di colore celeste, sbarrati verso di me. Mi guardano e mi chiedono che cosa sto facendo. Giusto, che cosa sto facendo?

Non lo so che cosa sto facendo. Le cose mi sono talmente superiori, da sentirmi terribilmente impotente.

Riesco però a provare rabbia e tenerezza.

La rabbia è molto comprensibile. Una pubblicità che sfrutta la sofferenza, che attiva un processo produttivo, che apre un insieme di possibilità mercantili, che stimolano azioni che producono immagini imitabili e imitate che possono indurre sofferenza in chi ne ha già di sue.

Ho usato di proposito una frase che fa inorridire la sintassi. Contorta come i meccanismi perversi che hanno indotto a produrre quella immagine.

Sfruttare la sofferenza per fare propaganda di un processo economico che, a sua volta potrebbe indurre disagio, mi sembra davvero semplicemente perverso.

La tenerezza scaturisce dal guardare quella persona negli occhi per condividere la sua sofferenza e nel tentativo di riuscire a comprenderla. Persona in carne ed ossa che, più o meno direttamente, chiede aiuto. Non pietà e tanto meno sfruttamento.

Nella trasmissione de “L’Italia sul due “ del primo pomeriggio, il solito psichiatra di turno ha tirato in ballo la Cristoterapia come efficace metodologia applicata e applicabile nelle comunità per tossicodipendenti. A me viene da pensare che anche questo possa essere sfruttamento, quasi come il nudo dell’anoressica.

Non scherziamo. La fede può essere motivazione, ma non metodologia terapeutica. E’ proprio in nome della fede che non mi è lecito sfruttare nessuno. Tanto meno i più deboli. Anzi, è fatto obbligo coinvolgere tutte le scienze e tutta la sensibilità umana per alleviare e valorizzare tutti.

Nei suoi articoli su Repubblica Umberto Galimberti ha analizzato i diversi aspetti del fenomeno, dei contesti, dei meccanismi che guidano all’assunzione di alcune sostanze e della complessità metodologica. Si può condividere tutto o niente. Di certo non è uno che tende a semplificare le cose complesse.

E’ proprio questo il punto. Si tratta di problemi complessi per le scienze che coinvolgono e per la delicatezza che si deve avere quando si tratta di aiutare la persona che, oltre a vivere in un contesto articolato e spesso ansiogeno, ha anche una sua costituzione e una sua storia.

Si tratta di aiutare la persona secondo ciò che è e ciò che può, senza abbassare gli obiettivi, ma anche senza predefinirli, come se fossimo noi a stabilire ciò che gli altri, per forza, debbono essere o fare. Questa è, se non proprio onnipotenza, almeno presunzione. Se la sala per iniezione sicura è uno strumento delicato da usarsi e quindi da strutturarsi in modo che comunque lasci sempre spazio alla speranza, ben venga.

E’ molto più semplice dire che i tossici sono persone viziate. Qualcuno lo pensa, lo dice, sentenzia e pretende di imporre.

Lo scrittore Corona dice che è possibile parlare con gli alberi. Per farlo occorre però essere disponibili a diventare alberi. Il processo di cambiamento spesso esige lo stesso approccio.

Entrare in relazione, attrezzati di tutte quelle conoscenze che aiutano a capire e dotati di quella capacità di empatia che crea condivisione e nello stesso tempo rispetta l’altro, accompagnandolo verso quello che può e non verso quello che noi pretendiamo.
Sandro Cominardi
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Dal cioccolato alla morfina

  • Tipo di media: LIBRO
  • Data pubblicazione: 01/09/2007

  • Autore: Andrew Weil, Winfred Rosen
  • Titolo: Dal cioccolato alla morfina
  • Sottotitolo: Tutto quello che dovete sapere sulle sostanze che alterano la mente
  • Editore: Arcana, 2007
  • Città edizione: Roma, 1a ed.
  • N. pagine: 324
  • Lingua: italiano

  • Genere: esperienza, manuale . divulgativo, con approccio antropologico, medico biologico farmacologico


  • In sintesi:
    Il volume consiste in una sorta di manuale sulle sostanze psicoattive. La prima parte tenta una definizione del controverso termine "droga", spiegando il diverso significato che ha assunto nel tempo e che può assumere nei diversi contesti sociali e culturali, e cimentandosi nel difficile compito di spiegare perchè si fa uso di droga, e come la nostra società vi si rapporta. Dopo una rapida ma esaustiva disamina delle diverse tipologie di droghe (sintetiche, semi-sintetiche, naturali), gli autori passano alla descrizione delle singole sostanze. In chiusura si trattano le problematiche legate all'utilizzo e le possibili alternative al consumo di sostanze. In appendice sono riportate testimonianze dirette e commenti, un glossario e alcune letture consigliate. Punto forte del lavoro è mettere sullo stesso piano non solo sostanze illegali e legali, ma anche quelle che nell'immaginario non combaciano assolutamente con l'idea di "droga", pur avendo caratteristiche psicotrope. Testimonianze dirette e commenti di consumatori sono riportati in appendice.

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'Il fumo provoca il cancro' ... 'La cocaina ti fa diventare ministro