Se dico Sanremo penso a …

Se in questi giorni dico “Sanremo”, penso subito a…   

E invece no!

Il pensiero va alla polvere bianca che, prima di raggiungere le debite sedi cerebrali, si insinua nella cultura dell’apparire a tutti i costi, snaturando un po’ tutto.

Facciamo un semplice ragionamento di “logica”. Più precisamente, usiamo un “sillogismo”.

Se l’uso della cocaina è funzionale al costruire un’immagine non reale di sé e l’apparire continuamente in pubblico significa rafforzare questa immagine fasulla, maggiore esibizione di sé significa aumentare l’esigenza di cocaina. Anzi, è cocainico proprio l’apparire!

Senza fare nomi e senza fare alcun riferimento, possiamo affermare quindi che andare a “Porta a Porta” e non solo, per dire di aver intrapreso un serio percorso di cambiamento, sarebbe come dire: mangio come mi pare e piace perché sto facendo la dieta.

Se ha ragione Nietzsche quando invita a diventare quello che si è, uno che è tutto proteso a diventare altro da sé dovrebbe fermarsi e dire: ma come sono messo?

La risposta sana potrebbe essere: desidererei passare tutta la mia vita ad essere quello che sono, sapendo che mi posso realizzare solo prendendo coscienza dei miei panni. Questa non è rassegnazione, ma gioia di vivere l’avventura dell’essere quello che sono. Un mistero da scoprire tappa per tappa.

Questo sul piano personale.

 

Sempre per non fare nomi, dice il direttore della Rai: “siamo aperti al perdono, in caso di ravvedimento”.

Facciamoci un paio di domande con relativi tentativi di risposte.

Perdonare chi? Uno che ha sbagliato strada? Se una sbaglia strada non ha bisogno di perdono, ma semplicemente di essere aiutato a capire dove voleva andare e accompagnarlo affinché non si perda un’altra volta.

Il segno del perdono sarebbe il ritornare all’immagine fasulla di Sanremo, e l’andarci sarebbe il premio per il ravvedimento?

Vedi sopra a proposito dell’abbuffata e della dieta.

E veniamo all “essere aperti al perdono”.

Il perdono è una cosa seria, fatto da chi ha autorità per farlo e questa varia a secondo del fatto da perdonare.

Il direttore della Rai ha anche l’autorità di perdonare uno che è alla ricerca della definizione di sé e sta sbagliando strada? Non solo non ha l’autorità di perdonare, ma è anche la categoria del perdonare che in questo caso non ha senso. L’argomento non è perdonare, ma capire.

Santa pazienza, ma come siamo messi?

Questo sul piano sociale.

Ultima domanda che lasciamo volare nello spazio del tempo. Esiste una correlazione tra il piano sociale e il piano personale?

Chiedo scusa a chi ha avuto la pazienza di leggermi. Ho un po’ esagerato nella ferrea e rigida sfilza di ragionamenti. Ma santo cielo, occorrerà pure attivare i neuroni cerebrali per non farli rinsecchire troppo presto!

 

06.02.10

Sandro Cominardi

 

 
 
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