Domenica nove dicembre, ore ventuno e trenta. Rai Tre.Ma perché lo fanno?
La domanda percorre tutto il film documentario e trova risposta alla fine, in una sequenza che, a mio parere, ha il difetto di essere sfumata troppo in fretta.
Risposta apparentemente molto banale ma, a pensarci bene, molto significativa.
Perché non sappiamo più divertirci a giocare a palle di neve.
A tutte le età e in tutte le categorie.
Infatti l’uso della cocaina ha abbattuto tutte le barriere sociali. E’ la neve che promette effetti artificiali (come i fuochi) in un contesto di cambiamenti climatici decisamente preoccupanti.
Poco importa che molte delle morti improvvise possono essere causate dall’uso della Bamba. Morti per problemi cardiocircolatori.
Chi ne fa uso offre le risposte più ovvie. Noia, svago, cazzeggiamento. Anche sesso al massimo, pur sapendo che la cocaina spesso amplifica il desiderio, ma non realizza ciò che promette. Comunque tutti diventano amici.
Poco importa che dopo ti lascia quello stato depressivo che inquieta l’animo e il fisico.
Qualcuno la usa per reggere il lavoro a cottimo che riesce a racimolare la mattina presto alla periferia di una città provinciale, attraverso il padroncino o il caporale di turno.
Non si sente la fatica e la fame e così guadagni di più…
E quello che guadagni lo spendi nella cocaina. Quando ci riesci, qualche euro alla ex moglie.
Per fortuna ci sono i figli. Se non ci fossero loro, mica si riuscirebbe a fare una vita come questa. Capitolo chiuso e si ricomincia una vita che non solo non ha senso, ma che presto dovrà pur avere una svolta!
E giù a raccontarsela, incoscienti che il minimo di dignità sta proprio nel cercare di non ingannare se stessi.
Questo succede anche ai professionisti di alto rango, che purtroppo il film ha decisamente risparmiato. Forse loro fanno meno spettacolo nel procurarsela.
Da una parte il consumatore, dall’altra lo spacciatore. Un nero, con jeans, berretto in testa, telefonino all’orecchio, camminata dinoccolata. Dorme in una macchina abbandonata e vuole diventare come gli italiani che sono tutti miliardari. Eternamente felici o deliranti, come fanno vedere in tv.
In mezzo i poliziotti soddisfatti della loro scienza, che conoscono tutte le mosse dello spacciatore e del consumatore e che prima o poi arrivano e che si chiedono perché rischiare tanto e che sanno pure essere decisi e dialoganti nello stesso tempo.
Un film documentario interessante, che può indurre riflessioni sui rischi per la salute e per i rapporti sociali. Può far riflettere sul senso della vita che non si riesce trovare, su quel minimo di dignità che si deve pur mantenere, sulle cose semplici che si finisce per perdere nella ricerca delle cose complesse.
Dispiace che nella sua schematicità, il film finisca per dimenticare il grande spaccio e chi lo guida, e che tra i consumatori non si parli di quelli che non rischiano nulla perché diversamente protetti.
Un’assenza non insignificante proprio perché la cocaina di fatto ha rotto ogni barriera. Non è sufficiente metterlo in risalto con una battuta.
Purtroppo chi fa uso di bamba è così bravo a raccontarsela che potrebbe considerare questa mia osservazione critica come una giustificazione al suo continuare. Tanto la usano tutti e la trovi da tutte le parti!
Questo il motivo per cui avrei preferito che la sequenza delle persone che giocano a palle di neve fosse più lunga e coinvolgente. Neve vera per un divertimento sano.
Sandro Cominardi

OK! HO VISTO IL FILMATO (FORSE TROPPO LUNGO)E MI è PIACIUTA MOLTO LA SEQUENZA FINALE, SOPRATTUTTO IL POLIZIOTTO CHE VERNICIAVA IL TRATTORINO (O COSA DIAVOLO ERA…).
MI è ANCHE PIACIUTO CHE METTESSERO IN LUCE QUESTO RUOLO DA “ASSISTENTE SOCIALE” DEL POLIZIOTTO, ESPOSTO IN PRIMA LINEA.
I COCAINOMANI INVECE TUTTE PIRLE…. TRANNE FORSE IL MURATORE, POVERETTO, CHE TIRA PER LAVORARE E NON PER CAZZEGGIARE. NE FACESSERO ALTRI DI DOCUMENTARI COSI’, MAGARI SULL’USO DEI LEGISLATORI E CO…
.il grande spaccio è spesso una scusa. Il signor Cominardi l’ha mai provata?