Quando l’uomo si fa demonio… O viceversa, che poi è la stessa cosa

Descrivere in modo minuzioso e fedele i comportamenti di una persona non necessariamente significa coglierne tutti gli aspetti. Ne esistono tanti altri che fanno parte dell’accaduto, ma che non sono direttamente percepibili. Questo il motivo principale per cui si dice di evitare il giudizio (pre-giudizio) quando si vuol capire per davvero ciò che è successo. Ne sono convinto. Solo che l’altro ieri mi sono trovato completamente sbilanciato. Santa miseria, questo proprio no!
“Trovami una madre che ha bisogno di coca e che mi dia il suo bambino” Andiamo per gradi e analizziamo tutte le componenti della frase. Che, purtroppo, non è solo una frase!
Trovami. Imperativo del verbo trovare. Ordine dato ad un altro e l’altro che obbedisce. Un potente o che si ritiene tale e un dipendente che non ha la capacità o la volontà di ragionare pensieri suoi e provare liberamente emozioni, pure queste sue.
Una madre. Donna che ha tenuto dentro di sé fisicamente un figlio che poi ha partorito e che da allora la chiama “mamma”
Che ha bisogno di coca. Bisogno, necessità, urgenza, pulsione perché senza, crolla il mondo addosso. Dacci oggi il nostro pane quotidiano!
Mi dia. Dia a me. Eccolo, fanne quello che vuoi!
Il suo. Quello proprio di lei. Lei madre e lui figlio. Eccolo, fanne davvero quello che vuoi!
Bambino. Tenero, con voce argentina, senza malizia, che impara giocando e che giocando si apre al mondo.
Un uomo, degli uomini, che dipendono dal sesso, sempre più raffinato (le dipendenze spingono sempre verso il di più, l’oltre), con la coca prima durante e dopo che amplifica fino all’esasperazione del tutto! Un bambino, dei bambini! Una madre, delle madri!
Via i pregiudizi, ma santa miseria, quando è troppo, è davvero troppo!
23.05.11 Sandro Cominardi

 
 

CONSIGLIO PER … GLI ACQUISTI

Ognuno di noi è dipendente da qualcuno o da qualcosa.


Molte dipendenze aiutano a crescere.

In senso fisico, come il piacere del mangiare, la passione per lo sport praticato, l’ascolto dei messaggi del proprio corpo. In senso relazionale come i legami parentali, gli amici, la persona amata.

In senso spirituale come la lettura, l’attaccamento al proprio lavoro e alle proprie responsabilità, la sana conversazione, il divertimento, la pratica religiosa, la passione politica.

Ognuna di queste dipendenze ha due componenti essenziali per il vivere: il piacere e la libertà. Ambedue danno senso e valorizzano. A volte possono richiedere dei sacrifici, questi però dovrebbero essere sempre funzionali allo star bene e all’essere liberi.

Quando le dipendenze diventano talmente condizionanti da togliere la libertà prima e il piacere dopo, le cose diventano davvero complicate. Soprattutto perché il piacere si trasforma in tormento e la libertà un sogno quasi irraggiungibile. A questo punto le dipendenze, qualsiasi dipendenza, diventano patologie. Malattie che vanno curate.

Attenzione però. Si tratta di malattie particolarmente delicate. Vanno curate in modo molto serio.

Quando si è nel pieno della malattia fisica il corpo risulta debole. Nella malattia delle dipendenze è lo spirito ad esserne debole e terribilmente compromesso. Qualcuno potrebbe approfittare di questa debolezza per fini personale e/o istituzionali. L’esaltazione del sacrificio senza senso e la negazione, sia pure provvisoria, del valore dell’essere liberi non possono essere strumenti di cura. Anche il Trattamento Sanitario Obbligatorio ( TSO ) per legge deve avvenire in contesti, modi e tempi ben definiti e questo perché a nessuno deve essere concesso di manipolare la libertà interiore. Soprattutto quando è lo spirito ad essere debole.

Consiglio per gli acquisti: diffidiamo delle manipolazioni. Attenzione soprattutto quando la manipolazione viene a nascondersi sotto forma del “puro amore”, magari con motivazioni religiose. L’amore vero, come la verità, non può che rendere liberi.

21-02-2011 Sandro Cominardi

 
 

Nevica… 2 piste per la coca in TV!

… Finalmente in onda!


Con orgoglio desideriamo comunicare a tutti quelli che ci conoscono un appuntamento da non perdere:
venerdì 24 settembre ore 21.55 su FX canale 119 di Sky, verrà trasmesso il reportage “Bianca Neve”, documentario che propone un viaggio nel mondo del consumo problematico di cocaina attraversando il fenomeno del narcotraffico, fotografando lo scenario complesso dell’uso, abuso e dipendenza da cocaina… L’itinerario fa anche una sosta a Cà Nova, Montefredente, dove l’equipe multidisciplinare del Servizio Rupe 2piste per la coca, attraverso il time out del weekend, propone ai consumatori una esperienza alternativa all’uso con innovativi strumenti terapeutici e spazi ricreativi in gruppo.

Sperando di aver fatto cosa gradita nel comunicare questa occasione informativa, uno spaccato reale e attuale del consumo, interessante non solo per gli addetti ai lavori, saluto cordialmente.

Centro Accoglienza La Rupe
La Responsabile del Servizio 2 piste per la coca
dott.ssa Claudia Bianchi

 
 

Se dico Sanremo penso a …

Se in questi giorni dico “Sanremo”, penso subito a…   

E invece no!

Il pensiero va alla polvere bianca che, prima di raggiungere le debite sedi cerebrali, si insinua nella cultura dell’apparire a tutti i costi, snaturando un po’ tutto.

Facciamo un semplice ragionamento di “logica”. Più precisamente, usiamo un “sillogismo”.

Se l’uso della cocaina è funzionale al costruire un’immagine non reale di sé e l’apparire continuamente in pubblico significa rafforzare questa immagine fasulla, maggiore esibizione di sé significa aumentare l’esigenza di cocaina. Anzi, è cocainico proprio l’apparire!

Senza fare nomi e senza fare alcun riferimento, possiamo affermare quindi che andare a “Porta a Porta” e non solo, per dire di aver intrapreso un serio percorso di cambiamento, sarebbe come dire: mangio come mi pare e piace perché sto facendo la dieta.

Se ha ragione Nietzsche quando invita a diventare quello che si è, uno che è tutto proteso a diventare altro da sé dovrebbe fermarsi e dire: ma come sono messo?

La risposta sana potrebbe essere: desidererei passare tutta la mia vita ad essere quello che sono, sapendo che mi posso realizzare solo prendendo coscienza dei miei panni. Questa non è rassegnazione, ma gioia di vivere l’avventura dell’essere quello che sono. Un mistero da scoprire tappa per tappa.

Questo sul piano personale.

 

Sempre per non fare nomi, dice il direttore della Rai: “siamo aperti al perdono, in caso di ravvedimento”.

Facciamoci un paio di domande con relativi tentativi di risposte.

Perdonare chi? Uno che ha sbagliato strada? Se una sbaglia strada non ha bisogno di perdono, ma semplicemente di essere aiutato a capire dove voleva andare e accompagnarlo affinché non si perda un’altra volta.

Il segno del perdono sarebbe il ritornare all’immagine fasulla di Sanremo, e l’andarci sarebbe il premio per il ravvedimento?

Vedi sopra a proposito dell’abbuffata e della dieta.

E veniamo all “essere aperti al perdono”.

Il perdono è una cosa seria, fatto da chi ha autorità per farlo e questa varia a secondo del fatto da perdonare.

Il direttore della Rai ha anche l’autorità di perdonare uno che è alla ricerca della definizione di sé e sta sbagliando strada? Non solo non ha l’autorità di perdonare, ma è anche la categoria del perdonare che in questo caso non ha senso. L’argomento non è perdonare, ma capire.

Santa pazienza, ma come siamo messi?

Questo sul piano sociale.

Ultima domanda che lasciamo volare nello spazio del tempo. Esiste una correlazione tra il piano sociale e il piano personale?

Chiedo scusa a chi ha avuto la pazienza di leggermi. Ho un po’ esagerato nella ferrea e rigida sfilza di ragionamenti. Ma santo cielo, occorrerà pure attivare i neuroni cerebrali per non farli rinsecchire troppo presto!

 

06.02.10

Sandro Cominardi

 

 
 

GIOVANARDI SANTO SUBITO

Carlo Giovanardi, da sempre dichiarato cattolico credente e praticante, ha scagliato la prima pietra contro quel povero Stefano Cucchi, “morto perché drogato, zombi e anoressico”.

Su invito di Gesù Cristo, in cui dice di credere, Carlo Giovanardi la scaglia con tanta sicurezza perché lui di peccati non ne ha.

Logico che venga fatto santo subito.

Facciamo petizione al Presidente della Repubblica affinché lo faccia anche senatore a vita.

La nostra politica ha bisogno di personaggi coraggiosi e senza onta come Lui.

Lui pure, unto dal signore, è predestinato a crociate che liberano la nostra nazione dai barbari che difendono uomini che hanno difetti.

La nostra non più Giovane Italia deve essere fatta da belli e perfetti come le veline, santi e immacolati come Giovanardi.

Carissimo Giovanardi. Scenda dal pero!

Le storie delle persone sono fatte di pregi e di difetti e il tempo è dato per vedere se si riesce a migliorare.

E questo tempo non va tolto!

Pure ai drogati sia data questa possibilità e se non riescono ad essere santi e immacolati come lei, per favore non li faccia fustigare a sangue e non li privi di quel minimo di dignità per difendere la quale Gesù Cristo, in cui dice di credere, non solo non si è permesso di scagliare la prima pietra, ma ha fatto pure qualcos’altro.

 

Mi firmo:

Sandro Cominardi

e con me

firmano anche tutti gli operatori di

2 piste per la coca

 

10.11.2009

 
 

ADRENALINA SACRA

Negli anni settanta le  “escort” erano automobili tozze, di colore piuttosto incerto e di costo medio alto.

Adesso si chiamano escort le accompagnatrici dei “papi”  che fanno rivoltare nella tomba il mio di papà. Nobile lavoratore di nome Alessio che si alzava presto la mattina per far crescere noi quattro maschi, piuttosto esigenti di bocca.

I “papi” di cui sopra gozzovigliano, scorazzano, ridacchiano, ” gomorrano ” e governano, facendo e disfacendo, manipolando e camuffando.

Quando avevo vent’anni  lo studente  cecoslovacco Jan Palach si dava fuoco per protestare contro l’invasione sovietica e per la libertà sua e di tutti coloro che la sanno riconoscere come indispensabile per essere dignitosi .

Oggi la giovane iraniana Neda, con il suo occhio spalancato nella morte, guarda i suoi  compagni di lotta e li invita a resistere.

In quello sguardo il valore della libertà di tutti e di sempre.

Un tizio mi disse  che, quando faceva le rapine, provava un senso adrenalinico solo di poco inferiore a quello che trasformava i suoi istinti con l’uso della cocaina.

Da una parte i vecchioni nel corpo, nella mente e nel cuore che usano la polvere per “salire” sulle escort, dall’altra i giovani desiderosi di sano protagonismo che non si rassegnano al potere di governo e di religione che soffoca la voglia di  sentirsi e di essere liberi per davvero.

Attraverso il sito ” 2piste per la coca ” un augurio: considerare le vacanze come opportunità di scelta   tra il tifo per  “i papi”  spocchiosi e tragicamente comici  e l’entusiasmo  per chi sa dare al vivere il significato che si merita.

Con Sacra Adrenalina!

01.07.09                                                                                                Sandro Cominardi

 
 
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